Risiko (19 anni)

Ancora una volta il pane a chi non ha i denti e i denti a chi non ha il pane.
Ci si emoziona. Si salta. Si urla. Si parla. Si sbattono porte in faccia. Si spalancano finestre su giornate di sole. Ci insultiamo. Ci odiamo. Ci si beffeggia. Si è doppiogiochisti. Ci si fraintende con le parole.
Ogni uomo si domanda che gioco è la vita. Ogni uomo si domanda troppo e troppo cerca risposte. Ogni uomo gioca a scrivere qualcosa che lo rappresenti.
Molti si sentono soli e abbandonati la notte. Molti si sentono delusi e rassegnati davanti a se stessi e uno specchio. E, per quanto in tanti si rispondono, tanti altri non trovano un senso al continuo intreccio di sguardi che penetrano il nostro corpo lungo le strade, questo continuo scambio di saliva e lingue che iniziano ad abitare l’essenza.
Tutto, visto agli occhi di un anima soltanto, diventano due dadi e qualche pedina colorata.
Una persona fa le regole, una persona spiega al gruppo. Da questo momento si gioca. Ci si allea. Ci si tradisce. Ma lo scopo è uno solo. Tu devi rimanere in piedi. Come un continuo Risiko, che dura circa settanta anni di vita (e non è dire poco di questi tempi).
Tu rimani in piedi, ma gli altri giocatori? La tua coscienza che pensa di quelli che hai sconfitto?
Il gioco della vita mi mette degli ostacoli davanti. Farmi emozionare con un pianto e non con un sorriso. Gli errori si ripetono e la vita è una sola, non puoi né confrontarla con la tua vita passata né trovare un aiuto da una vita futura. Prendi coscienza che il gioco vale solo una volta, un attimo continuo, e tu devi correre il rischio di ripeterti.
Un gioco. Gli altri giocatori, nella vita, non escono dal gioco. La vita non è né un gioco né uno scherzo. É un gioco molto serio. Non bisognerebbe abbandonare la partita anche se hai perso, abbiamo la possibilità di ripetere il buono come il cattivo. Solo da una decisione presa con coraggio arrivano dei risultati. Che sia il tuo nuovo lavoro, che sia quale maglione mettersi il venerdì sera, che sia di scegliere di imparare ad amare o meno. Dovremmo rimanere tutti in piedi, anche se dopo ore si è stanchi. Chi avrà avuto la forza di farlo potrà vedere quel famoso spettacolo da vicino o quel concerto che ti piaceva tanto. Potrà sentire mille voci urlare, mille cuori unirsi nel battito, mille mani in aria.
Ma le metafore sono pericolose delle volte. Rendono l’idea, ma in tanti le fraintendono o le riutilizzano a convenienza. La vita è quella che ci vediamo a vivere? La vita è spaventosamente l’unica ricchezza che ognuno potrà avere. Una ricchezza gratuita da cui trarne qualcosa. Ognuno la costruisce a modo suo, e anche se intorno la gente corre o le azioni che svolgi non sono un esempio per i più piccoli, vince sempre uno solo nel suo Io. E’ la sfida con tutti i suoi « io » interiori e il gioco non è contro l’esterno ma è contro te stesso. E il « te stesso » dovrebbe essere vinto, prima o poi.
Il sei batte il due. Tre territori che possiedi ti regalano un carro armato. Sfidarsi due contro due quando hai un solo tiro è una prova di coraggio. Se batti il nemico vinci. Se perdi una carro armato diventerai ancora più forte dopo per riprovarci. Riusciremo a vincere questa partita con Dio. Un pò di fortuna con i dadi, un pò di tattica usata in contrasto a perdite che non volevamo.
Al prossimo turno forse sarai da solo.
A cinque anni, esausto, con la schiena a terra, riaprirai gli occhi e sorriderai al « gioco della guerra » dopo essere stato « ucciso ».
Adesso, esausto, con la schiena a terra, riaprirai gli occhi, e girando il tuo faccione innocente verso le tue mani, saranno più grandi del solito. Quando rialzandoti, sedendoti per terra, girerai lo sguardo verso il mondo, vedrai che cresciuto tu, cambia anche l’importanza che si dà al gioco. Più nessun finto nemico, più nessun bambino con finte pistole, più nessuna madre con la merenda, più nessun amore incondizionato e dettato dal momento, più nessuno intorno.
Tu fai le regole, tu le detti, tu giochi. Nessun nemico ti ha gettato a terra. Un « tu contro tu ».
Sei li da solo quando perdi, se li da solo quando ti rialzi. Stai bene perché sai che questo turno l’hai vinto tu e gli altri sono solo delle pedine che ti giocano intorno e scorrono lateralmente a te.
Accetto, con coraggio e paura, di giocare col mio cuore ed una volta che sei dentro, la passione ti sprona a tirare i dadi ogni giorno. Probabilmente anche stavolta sto per perdere, ma fra fortuna e tecnica mi posso ancora salvare.

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