Lettera ad un amico

Mi sento costretta a scriverti oggi, mio dolce amico.
Ne sono successe di cose in questi sei anni, da quando ti ho smarrito.

Ho evitato, negli ultimi tre anni, di essere come ero allora, un po’  più sbarazzina, un po’ più folle, un po’ più sprezzante del pericolo…  diciamo che ho acquisito tutte quelle doti che criticavo, con fare  saputello e saccente, negli altri diversi e lontani dal nostro mondo.
Forse parlare così non serve a farti capire molto cosa voglio dirti  oggi. Non posso neanche pretendere che tu legga queste mie parole. Dopo  averti lasciato frastornato dal nostro incontro e scettico nell’aver  fede in me.

Il ritrovarsi è sempre un dolce piacere… ma chissà se la viviamo nello stesso modo.

Era da tanto che avrei voluto scriverti… un po’ per bisogno personale  di capire dove sono arrivata e quanti cambiamenti ho avuto in anni, o  anche solo in pochi secondi, e un po’ perché ho capito che una  spiegazione al mondo che mi circonda la devo dare, anche solo per  ringraziarlo della mia esistenza e fargli capire che gli sono grata di  questa breve opportunità che mi è stata data.

Ho visto cosa sono stata. Ho visto cosa sono diventata. Ho visto cosa ora mi hai ridato seppur inconsciamente.

Per tre anni ho concentrato la mia attenzione sull’amore. Mi sono  concentrata su qualcosa che non potevo avere ma che, come ogni essere  umano con un po’ di cuore, ho desiderato con una forza travolgente. Ho  trascinato dietro di me, persone, fatti, me stessa, senza curarmi  minimamente delle conseguenze. Se c’era una cosa che mi importava era  l’attimo fugace e breve dell’emozione sublime del mio plesso solare.  L’importante era nutrirmi di quel sentimento nobile e infangato, al  tempo stesso, che mi sprigionava energia in mezzo alle costole e far si  che gli altri mi vedessero bella e speciale, allegra e solare, emotiva e  tenera d’amare. Mi dava quel sollievo momentaneo che mi scuoteva ogni  cellula del corpo. Sobbalzavo ad ogni cosa che riuscivo a dare o  ricevevo seppur in minor quantità. Cercavo il divino nell’amore e ho  trovato solo la mia esuberanza ed egoismo nel darlo e volerlo. Ho perso  tutto per avere questo. Ho perso sentimenti ben più importanti, ho fatto  terra bruciata della gente che amavo e mi sono bendata gli occhi per  non sentirmi in colpa mentre lo facevo. Mentivo ad ogni mia funzione  motoria.

Mi sono sempre rifugiata, da bambina, nel mio mondo interiore a  ricercare quella identità che per mancanza d’amore o mancanza di modelli  familiari non ho avuto. Ho avuto la fortuna, ma al tempo stesso la  sfortuna, di crearmi nuovi amori nella mia immaginazione infantile. E  fino ad ora ho giocato, come allora con i miei giochi, con le emozioni.

Amo pensare all’Amore come nostalgia di casa e contemporaneamente  desiderio di fuga… giocare al desiderarti, senza prenderti realmente.  Creare situazioni d’abbandono per esser lasciata e sentirmi battere il  cuore e, subito dopo, rincorrere la perdita per sentire l’adrenalina che  corre e salta nel sangue. Tutto ciò che ha potuto affascinarmi non è  altro che quel qualcosa d’incomprensibile e misterioso che si gela  dietro le cose. Conoscevo qualcuno solo per passione, cercavo di farlo  invaghire della bellezza che ricerco costantemente nelle cose, ci facevo  l’amore, e mentre guardavo le imperfezioni nude e crude di un essere  umano su di me, mi accorgevo di quanto significato avesse per me  l’oscuro e la sua quotidiana convivenza col mio corpo. Mi accorgevo di  quanto un corpo poteva perdere di significato per me.

Ho costruito un’ulteriore personalità dentro di me per cambiare  quella che avevo. Ho alterato la personalità della sopravvivenza per  mettere a tacere la mia indole naturale di vita che mi stava facendo del  male. Volevo essere qualcosa di elitario nel tempo e il non riuscirci  mi creava mancanza. Anche se realizzavo qualcosa trovavo qualcosa di  criticabile. Sono dovuta cambiare… ma in peggio. Ho perso l’amore, il  mio cuore ha cominciato sempre di più a stringersi in questi anni e il  mio “far” l’amore è diventato una cosa senza senso e che non ha più  significato. Realizzarsi e piacere è diventato più importante di  desiderare e amare.

Ed eccomi qua, di nuovo arrivata al bivio, dopo aver trascinato me  con le mie emozioni all’inferno di questo mondo ordinario e dopo aver  trascinato anche gli altri, sono qui a scriverti perché quella vecchia  parte di me, quella che amava in modo errato è tornata a far capolino,  discretamente, nella mia nuova vita. Vuole confondersi e completarmi con  la parte di me che sono diventata. La nostalgia ha rifatto il suo  ingresso nella mia semplicità di un tempo, nella naturalezza di quando  sorridevo al mondo “nero”, di quando non credevo né alla morte, né al  tempo e soprattutto di quando non conoscevo i vuoti cosmici che  albergano negli stomaci della gente come me e te. Vuole fondersi alla  “nuova me” per smettere d’amare in modo tragico.

Voglio darti quella nuova me che sta venendo fuori grazie ad un tuo  ricordo. Voglio smetterla di vedere il presente privo d’attrattiva e non  voglio più una felicità basata sulla triste danza della mia  attrazione/repulsione per il mio amore. Voglio amarti come non ho mai  fatto, neanche con me stessa. Sono sprofondata così tante volte  nell’abisso dei sentimenti, nell’iperattività emotiva, che credo di  conoscere così bene il tuo animo da poterti rendere diverso e pieno di  luce insieme a me. Farti il dono del mio equilibrio e darti il mio amore  profondo, misurato e sfumato. Io non ho paura, amico mio, dei tuoi  sentimenti complicati, oscuri e difficili. Ho vissuto tutto ciò anch’io e  nel mio cambiamento voglio coinvolgere te, farti vedere quanto può  essere bello tutto al di fuori del nostro mondo, dando quella parte del  nostro mondo agli altri oltre che fra me e te nelle notti insonni,  davanti a delle tisane calde.
  Lunghe discussioni non ci devono bastare più a due come noi. Essere  cambiati, avere nuovi e diversi “souvenir” nel bagaglio di viaggio della  vita, aver intrapreso percorsi differenti, non cambia nulla, non  preclude nulla… il ricordo non si cancella, si sedimenta, diventa più  forte. Posso anche andare via se tu lo vuoi, ma ora non sono più triste  come allora, so di essere stata bene e la gioia delle cose che vado a  vivere, non cambia la gioia che provo quando ti guardo negli occhi. Il  futuro è imprevedibile e misterioso a persone come noi, ma non ci  spaventa dato che sappiamo vivere ogni istante.

Darti ogni mio respiro nel buio… darti ogni energia dal mio corpo…  darti ogni sorriso sincero dalla mia pace…darti ogni pensiero dalle mie  lacrime immaginarie… darti ogni mia immagine riflessa nei vetri delle  tue memorie…solo per un attimo darti il caldo che si espande da queste  mie parole che percorrono il tuo collo e si fanno spazio nella tua  mente… tutto ciò è solo grazie a questo cambiamento che posso farlo.  Voglio rendere vivo e pulsante fra noi quel essenziale che vogliamo  toccare e vedere. Quel essenziale che vedo io guardando te e che vedi tu  guardando me.

Voglio rendere questo amore al pubblico, mio dolce amico, su questa  carta, come ricordo del bello per tutti i tempi che ancora verranno  anche quando io non ci sarò più.
  Voglio donarti il mio cambiamento, a testimonianza ulteriore d’una vita diversa da altre.

Seppur tu ami starmi lontano, solo da lontano posso collegarmi a te  con questa carta… pensami ora, guardami negli occhi, spalanca la  finestra, respira qualsiasi aria fredda ti investe ora… ascolta i rumori  del mondo in contrasto al tuo silenzio, in contrasto ai nostri mondi  desiderosi d’altro… ci siamo sempre solo io e te, ora, e i battiti del  tuo cuore scandiranno il tempo anche del tuo cambiamento.

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