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Anni di assopimento… Chi invecchia non matura, se invecchia male. Si retrocede, ma si può porre rimedio. Questo non c’insegnano: che si può imparare.

Anni di sesso, vanità, egocentrismo, spettacoli, successi, realizzazioni, dimostrazioni, piacere, interessare… hanno portato ad una sola cosa: a credere che quella parte di me “romantica” o “di cuore” fosse da telenovelas o “libro cuore” (che poi il libro cuore non è male se lo si legge in maniera diversa, tipo a testa in giù).

Lo spettacolo più grande, è proprio il mio cuore, e invece di studiarlo, capirlo, e farne buon uso, lo torturo, lo viviseziono, lo chiudo in gabbie dorate con la porticina aperta. 

Temo la massa e lo giudico io per prima come futilità, perché non riscuote il giusto successo, perché non dà risultati immediati, perché la verità fa soffrire e non ci piace soffrire…

Ma quante volte ho visto opere divine in perfetti sconosciuti con nessun pubblico davanti a loro, ma solo la loro semplice esistenza al mondo?

Ho il seme della rinascita dietro al cuore, come un fiore che spacca il cemento , forse è per questo che sento il cuore che mi prende a pugni dal di dentro , dalle costole, soprattuto quando l’aria che respiro, che entra dal di fuori, attraverso le mie narici, non è nutrimento ma é veleno.

Sei il mio amore, sono innamorata di te, sei il mio seme della rinascita. 

Da oggi mi troverai nel mezzo di un temporale, su una roccia, con le braccia aperte, e con il viso rivolto verso l’alto.

Pronta ad accogliere lo sconosciuto, l’incapacità, l’insufficienza per poter imparare ad amare e ad aver paura con intelligenza. 

Che posso augurare di più, a te, mio amore, se non la medesima cosa, per poterci incontrare forse un giorno e smettere di essere divisi a metà?

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Ehi, passami a prendere

Raccontami una storia anche stasera.
Passami a prendere come ogni sera sotto il portone delle mie mille case, delle mie mille case che mi hanno ospitato.
Fammi uno squillo breve che io scendo da te.
Apri la portiera e guardami sempre negli occhi appena arrivo, come fai sempre, fammi entrare a casa. Quella mia.
Trasciniamo nella seconda carrozza la nostra carrozza che tiene dentro i nostri cuori.
Trascinami dove siamo stati tempo fa. Ripercorriamo come sempre le stesse strade, gli stessi nomi di vie romane.
Ripercorriamo i nostri ricordi con le stesse parole che ogni giorno assembliamo per comunicare. Montiamo un puzzle.
Diciamoci sempre le stesse cose. Fammi tua con un bacio sussurrato nelle mie orecchie. Diamoci quel bacio morbido che scioglie ogni rabbia che ci portiamo dentro.
Dimmi che mi ami e poi distruggiamo l’amore che siamo abituati a ricevere per crearne uno nostro.
Fammi tirare un sospiro di sollievo potendo dire le verità che non ti ho mai detto, quando non mi vedi. Osservami senza aver paura mentre le dico, senza mostrarmi un cedimento. Permettimi di pronunciare parole di razionalità illuminata, parole che fanno saltare la mia testa in aria e fanno esplodere il cuore in mille pezzi su questo schermo… io che muoio dentro… te che mi sorridi… io che temo… allungami la mano, afferrami mentre sto cadendo nel mio buco di sogni sadici e amore regalato in cubetti di ghiaccio dentro un bicchiere ormai vuoto del solito vino rosso di mio padre.
Prenditi ciò che ho regalato a persone non degne, a fratelli pieni di morali. Prenditi il mio segreto, quello che porta alla soluzione dell’intera nostra sopravvivenza. Prenditi tutto e fallo con amore in modo che io non mi svuoti… piano piano. Dammi la fedeltà di uno specchio.
Ora e sempre. Qui, attenta e subito.
Intanto per ora, portami a san Lorenzo, fra le solite facce, e raccontami una storia.

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Lettera di motivazione per la scuola di circo (19 anni)

Ci sono sempre quei due/tre motivi per cui una persona decide di fare una scuola di circo.

« Perché vuoi fare la giocoliera? ». A questa domanda non c’è mai sul momento una risposta reale. La risposta credo che arriverà forse fra un « ipotetico » cinque anni, dopo aver studiato, essermi allenata, aver lavorato, essermi presa una soddisfazione, aver vissuto una delusione da vicino. La risposta può arrivare solo dopo aver praticato e vissuto con mente, anima e corpo questo ambiente.

In questo ambiente non imparo solo a « saltare » o lanciare tre, cinque, sette oggetti in aria. Non imparo solo a far l’acrobata a terra o quella aerea. In questo ambiente sono costretta a vivere una vita emotivamente sacrificata. Nascono amori, amicizie, competizioni e confronti. Ci si abbandona, ci si ritrova, ci si prende, con una tale rapidità, che sento fortificare il fardello della vita che ho sulle spalle. Non cambia solo il mio aspetto fisico, ma ciò che sarà evidente anche solo fra un anno, se raggiungerò il mio obbiettivo: saranno i miei occhi, quando osserverò dentro me stessa e il mondo infinito che si aprirà davanti.

Ci sono quei due/tre motivi per cui una persona decide di fare una scuola di circo.

C’è chi sceglie di farla perché è già un’acrobata o chi vuole sfidare il mondo con un « potere » che è quello del circense. Chi vuole modellare il suo corpo o chi vuole risultare attraente quando lo si guarda saltare. C’è chi sceglie questa arte difficile perché scappa da qualcosa o perché vuole solo essere ammirato con le cinque clave perché è insicuro. Chi vuole cambiare qualcosa della storia della sua famiglia. Chi è un eterno bambino e « di lavorare neanche a parlarne » o perché gli piace viaggiare senza una meta. C’è chi è portato e lo fa solo per completarsi o perché è, semplicemente, un’egocentrico. C’è chi lo fa perché per anni ha visto gente brava o perché ha visto troppi video di gente che lancia dodici oggetti in aria. Chi lo fa per un capriccio e chi per un obbiettivo personale che non sapremo mai, chi è incosciente e spreca la sua giovane età a studiare arti circensi e c’é chi e troppo « vecchio » e vuole solo passare del tempo in un gruppo. C’è chi lo fa da una vita e c’è chi non l’ha mai fatto e vuole solo provare. C’è chi sfida il passato nel farlo e chi non gli rimane altro che questo.

I motivi sono pochi, ma quei due o tre, e se ci si osserva durante quella domanda, è semplice rispondere. Io, personalmente, so solo che mi sono ritrovata un giorno in qualcosa che ancora oggi non ho abbandonato. Toccare casa quando facevo girare un hula sul mio corpo, mi rese meno insicura. Sfidare la persona non perfetta che ero stata salendo su un palco, mi ha aiutato nelle relazioni. Come posso dire con esattezza il « perché » quando tutto questo vuol dire la mia vita stessa.

Non sono diplomata, non ho una « base » familiare, ma tutto questo non pesa sulle mie spalle quando leggo o sento la parola « scuola di circo ».

Sul palco, per strada, in un gruppo ristretto, sola con i tuoi attrezzi, sola quando sfidi con un acrobazia il corpo e diventi consapevole che è solo una carrozza che ti porti dietro; dentro questa carrozza ci sta un motivo del perché faccio tutto questo e con la mia mente, con il mio cocchiere che guida, voglio solo trasmettere la passione di ciò che desidero veramente e far uscire da me, sotto forma di arte visiva, tutto quell’amore per la vita.

Non tutti vogliono « ridicolizzare » il corpo quando si fa spettacolo. Danno troppa importanza alla vita su questa terra. Attaccati come cozze, non tutti pensano che prima o poi, di esso, rimarrà poco. Se pensassero a rendere reale, per quei venti minuti, una cosa fuori dall’ordinario, avrebbero goduto dell’attimo che è tutta la vita. Tornar per pochi attimi bambini che sorridono al tempo che passa, alla morte, al vuoto che alla mattina o alla sera alberga nello stomaco dell’adulto.

Non c’è cosa più bella quando una persona ti guarda a bocca aperta, fa un applauso, parte un « woooow », quando si stacca da tutto e sorride o quando si emoziona e da un bacio a qualcuno che ha accanto nel cerchio dello spettacolo. Quando qualcuno esclama: « Pure io voglio farlo! », o meglio ancora, quando divento motivazione per un’altra persona a far si che scriva una lettera per diventare un circense, come è successo a me. Non ho mai dimenticato il primo artista di strada che vidi.

Arte circense non è solo giocoleria e acrobazia per me. Per me, arte circense, è tutto quello che posso dare con la mia esistenza. La vita è una e Dio mi ha dato solo questa. Ho deciso di sfruttare così il tempo che mi è stato dato.

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Risiko (19 anni)

Ancora una volta il pane a chi non ha i denti e i denti a chi non ha il pane.
Ci si emoziona. Si salta. Si urla. Si parla. Si sbattono porte in faccia. Si spalancano finestre su giornate di sole. Ci insultiamo. Ci odiamo. Ci si beffeggia. Si è doppiogiochisti. Ci si fraintende con le parole.
Ogni uomo si domanda che gioco è la vita. Ogni uomo si domanda troppo e troppo cerca risposte. Ogni uomo gioca a scrivere qualcosa che lo rappresenti.
Molti si sentono soli e abbandonati la notte. Molti si sentono delusi e rassegnati davanti a se stessi e uno specchio. E, per quanto in tanti si rispondono, tanti altri non trovano un senso al continuo intreccio di sguardi che penetrano il nostro corpo lungo le strade, questo continuo scambio di saliva e lingue che iniziano ad abitare l’essenza.
Tutto, visto agli occhi di un anima soltanto, diventano due dadi e qualche pedina colorata.
Una persona fa le regole, una persona spiega al gruppo. Da questo momento si gioca. Ci si allea. Ci si tradisce. Ma lo scopo è uno solo. Tu devi rimanere in piedi. Come un continuo Risiko, che dura circa settanta anni di vita (e non è dire poco di questi tempi).
Tu rimani in piedi, ma gli altri giocatori? La tua coscienza che pensa di quelli che hai sconfitto?
Il gioco della vita mi mette degli ostacoli davanti. Farmi emozionare con un pianto e non con un sorriso. Gli errori si ripetono e la vita è una sola, non puoi né confrontarla con la tua vita passata né trovare un aiuto da una vita futura. Prendi coscienza che il gioco vale solo una volta, un attimo continuo, e tu devi correre il rischio di ripeterti.
Un gioco. Gli altri giocatori, nella vita, non escono dal gioco. La vita non è né un gioco né uno scherzo. É un gioco molto serio. Non bisognerebbe abbandonare la partita anche se hai perso, abbiamo la possibilità di ripetere il buono come il cattivo. Solo da una decisione presa con coraggio arrivano dei risultati. Che sia il tuo nuovo lavoro, che sia quale maglione mettersi il venerdì sera, che sia di scegliere di imparare ad amare o meno. Dovremmo rimanere tutti in piedi, anche se dopo ore si è stanchi. Chi avrà avuto la forza di farlo potrà vedere quel famoso spettacolo da vicino o quel concerto che ti piaceva tanto. Potrà sentire mille voci urlare, mille cuori unirsi nel battito, mille mani in aria.
Ma le metafore sono pericolose delle volte. Rendono l’idea, ma in tanti le fraintendono o le riutilizzano a convenienza. La vita è quella che ci vediamo a vivere? La vita è spaventosamente l’unica ricchezza che ognuno potrà avere. Una ricchezza gratuita da cui trarne qualcosa. Ognuno la costruisce a modo suo, e anche se intorno la gente corre o le azioni che svolgi non sono un esempio per i più piccoli, vince sempre uno solo nel suo Io. E’ la sfida con tutti i suoi « io » interiori e il gioco non è contro l’esterno ma è contro te stesso. E il « te stesso » dovrebbe essere vinto, prima o poi.
Il sei batte il due. Tre territori che possiedi ti regalano un carro armato. Sfidarsi due contro due quando hai un solo tiro è una prova di coraggio. Se batti il nemico vinci. Se perdi una carro armato diventerai ancora più forte dopo per riprovarci. Riusciremo a vincere questa partita con Dio. Un pò di fortuna con i dadi, un pò di tattica usata in contrasto a perdite che non volevamo.
Al prossimo turno forse sarai da solo.
A cinque anni, esausto, con la schiena a terra, riaprirai gli occhi e sorriderai al « gioco della guerra » dopo essere stato « ucciso ».
Adesso, esausto, con la schiena a terra, riaprirai gli occhi, e girando il tuo faccione innocente verso le tue mani, saranno più grandi del solito. Quando rialzandoti, sedendoti per terra, girerai lo sguardo verso il mondo, vedrai che cresciuto tu, cambia anche l’importanza che si dà al gioco. Più nessun finto nemico, più nessun bambino con finte pistole, più nessuna madre con la merenda, più nessun amore incondizionato e dettato dal momento, più nessuno intorno.
Tu fai le regole, tu le detti, tu giochi. Nessun nemico ti ha gettato a terra. Un « tu contro tu ».
Sei li da solo quando perdi, se li da solo quando ti rialzi. Stai bene perché sai che questo turno l’hai vinto tu e gli altri sono solo delle pedine che ti giocano intorno e scorrono lateralmente a te.
Accetto, con coraggio e paura, di giocare col mio cuore ed una volta che sei dentro, la passione ti sprona a tirare i dadi ogni giorno. Probabilmente anche stavolta sto per perdere, ma fra fortuna e tecnica mi posso ancora salvare.

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Lettera ad un amico

Mi sento costretta a scriverti oggi, mio dolce amico.
Ne sono successe di cose in questi sei anni, da quando ti ho smarrito.

Ho evitato, negli ultimi tre anni, di essere come ero allora, un po’  più sbarazzina, un po’ più folle, un po’ più sprezzante del pericolo…  diciamo che ho acquisito tutte quelle doti che criticavo, con fare  saputello e saccente, negli altri diversi e lontani dal nostro mondo.
Forse parlare così non serve a farti capire molto cosa voglio dirti  oggi. Non posso neanche pretendere che tu legga queste mie parole. Dopo  averti lasciato frastornato dal nostro incontro e scettico nell’aver  fede in me.

Il ritrovarsi è sempre un dolce piacere… ma chissà se la viviamo nello stesso modo.

Era da tanto che avrei voluto scriverti… un po’ per bisogno personale  di capire dove sono arrivata e quanti cambiamenti ho avuto in anni, o  anche solo in pochi secondi, e un po’ perché ho capito che una  spiegazione al mondo che mi circonda la devo dare, anche solo per  ringraziarlo della mia esistenza e fargli capire che gli sono grata di  questa breve opportunità che mi è stata data.

Ho visto cosa sono stata. Ho visto cosa sono diventata. Ho visto cosa ora mi hai ridato seppur inconsciamente.

Per tre anni ho concentrato la mia attenzione sull’amore. Mi sono  concentrata su qualcosa che non potevo avere ma che, come ogni essere  umano con un po’ di cuore, ho desiderato con una forza travolgente. Ho  trascinato dietro di me, persone, fatti, me stessa, senza curarmi  minimamente delle conseguenze. Se c’era una cosa che mi importava era  l’attimo fugace e breve dell’emozione sublime del mio plesso solare.  L’importante era nutrirmi di quel sentimento nobile e infangato, al  tempo stesso, che mi sprigionava energia in mezzo alle costole e far si  che gli altri mi vedessero bella e speciale, allegra e solare, emotiva e  tenera d’amare. Mi dava quel sollievo momentaneo che mi scuoteva ogni  cellula del corpo. Sobbalzavo ad ogni cosa che riuscivo a dare o  ricevevo seppur in minor quantità. Cercavo il divino nell’amore e ho  trovato solo la mia esuberanza ed egoismo nel darlo e volerlo. Ho perso  tutto per avere questo. Ho perso sentimenti ben più importanti, ho fatto  terra bruciata della gente che amavo e mi sono bendata gli occhi per  non sentirmi in colpa mentre lo facevo. Mentivo ad ogni mia funzione  motoria.

Mi sono sempre rifugiata, da bambina, nel mio mondo interiore a  ricercare quella identità che per mancanza d’amore o mancanza di modelli  familiari non ho avuto. Ho avuto la fortuna, ma al tempo stesso la  sfortuna, di crearmi nuovi amori nella mia immaginazione infantile. E  fino ad ora ho giocato, come allora con i miei giochi, con le emozioni.

Amo pensare all’Amore come nostalgia di casa e contemporaneamente  desiderio di fuga… giocare al desiderarti, senza prenderti realmente.  Creare situazioni d’abbandono per esser lasciata e sentirmi battere il  cuore e, subito dopo, rincorrere la perdita per sentire l’adrenalina che  corre e salta nel sangue. Tutto ciò che ha potuto affascinarmi non è  altro che quel qualcosa d’incomprensibile e misterioso che si gela  dietro le cose. Conoscevo qualcuno solo per passione, cercavo di farlo  invaghire della bellezza che ricerco costantemente nelle cose, ci facevo  l’amore, e mentre guardavo le imperfezioni nude e crude di un essere  umano su di me, mi accorgevo di quanto significato avesse per me  l’oscuro e la sua quotidiana convivenza col mio corpo. Mi accorgevo di  quanto un corpo poteva perdere di significato per me.

Ho costruito un’ulteriore personalità dentro di me per cambiare  quella che avevo. Ho alterato la personalità della sopravvivenza per  mettere a tacere la mia indole naturale di vita che mi stava facendo del  male. Volevo essere qualcosa di elitario nel tempo e il non riuscirci  mi creava mancanza. Anche se realizzavo qualcosa trovavo qualcosa di  criticabile. Sono dovuta cambiare… ma in peggio. Ho perso l’amore, il  mio cuore ha cominciato sempre di più a stringersi in questi anni e il  mio “far” l’amore è diventato una cosa senza senso e che non ha più  significato. Realizzarsi e piacere è diventato più importante di  desiderare e amare.

Ed eccomi qua, di nuovo arrivata al bivio, dopo aver trascinato me  con le mie emozioni all’inferno di questo mondo ordinario e dopo aver  trascinato anche gli altri, sono qui a scriverti perché quella vecchia  parte di me, quella che amava in modo errato è tornata a far capolino,  discretamente, nella mia nuova vita. Vuole confondersi e completarmi con  la parte di me che sono diventata. La nostalgia ha rifatto il suo  ingresso nella mia semplicità di un tempo, nella naturalezza di quando  sorridevo al mondo “nero”, di quando non credevo né alla morte, né al  tempo e soprattutto di quando non conoscevo i vuoti cosmici che  albergano negli stomaci della gente come me e te. Vuole fondersi alla  “nuova me” per smettere d’amare in modo tragico.

Voglio darti quella nuova me che sta venendo fuori grazie ad un tuo  ricordo. Voglio smetterla di vedere il presente privo d’attrattiva e non  voglio più una felicità basata sulla triste danza della mia  attrazione/repulsione per il mio amore. Voglio amarti come non ho mai  fatto, neanche con me stessa. Sono sprofondata così tante volte  nell’abisso dei sentimenti, nell’iperattività emotiva, che credo di  conoscere così bene il tuo animo da poterti rendere diverso e pieno di  luce insieme a me. Farti il dono del mio equilibrio e darti il mio amore  profondo, misurato e sfumato. Io non ho paura, amico mio, dei tuoi  sentimenti complicati, oscuri e difficili. Ho vissuto tutto ciò anch’io e  nel mio cambiamento voglio coinvolgere te, farti vedere quanto può  essere bello tutto al di fuori del nostro mondo, dando quella parte del  nostro mondo agli altri oltre che fra me e te nelle notti insonni,  davanti a delle tisane calde.
  Lunghe discussioni non ci devono bastare più a due come noi. Essere  cambiati, avere nuovi e diversi “souvenir” nel bagaglio di viaggio della  vita, aver intrapreso percorsi differenti, non cambia nulla, non  preclude nulla… il ricordo non si cancella, si sedimenta, diventa più  forte. Posso anche andare via se tu lo vuoi, ma ora non sono più triste  come allora, so di essere stata bene e la gioia delle cose che vado a  vivere, non cambia la gioia che provo quando ti guardo negli occhi. Il  futuro è imprevedibile e misterioso a persone come noi, ma non ci  spaventa dato che sappiamo vivere ogni istante.

Darti ogni mio respiro nel buio… darti ogni energia dal mio corpo…  darti ogni sorriso sincero dalla mia pace…darti ogni pensiero dalle mie  lacrime immaginarie… darti ogni mia immagine riflessa nei vetri delle  tue memorie…solo per un attimo darti il caldo che si espande da queste  mie parole che percorrono il tuo collo e si fanno spazio nella tua  mente… tutto ciò è solo grazie a questo cambiamento che posso farlo.  Voglio rendere vivo e pulsante fra noi quel essenziale che vogliamo  toccare e vedere. Quel essenziale che vedo io guardando te e che vedi tu  guardando me.

Voglio rendere questo amore al pubblico, mio dolce amico, su questa  carta, come ricordo del bello per tutti i tempi che ancora verranno  anche quando io non ci sarò più.
  Voglio donarti il mio cambiamento, a testimonianza ulteriore d’una vita diversa da altre.

Seppur tu ami starmi lontano, solo da lontano posso collegarmi a te  con questa carta… pensami ora, guardami negli occhi, spalanca la  finestra, respira qualsiasi aria fredda ti investe ora… ascolta i rumori  del mondo in contrasto al tuo silenzio, in contrasto ai nostri mondi  desiderosi d’altro… ci siamo sempre solo io e te, ora, e i battiti del  tuo cuore scandiranno il tempo anche del tuo cambiamento.

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